La Banca di Russia ha pubblicato il 4 febbraio 2026 i risultati del suo Macroeconomic Survey, un’indagine tra oltre 30 analisti e istituti (tra cui Sber, VTB, Alfa Bank, Gazprombank e centri di ricerca come HSE e Gaidar Institute). I dati confermano un’evoluzione preoccupante dell’economia russa: dopo il boom artificiale del 2023-2024 trainato dalla spesa militare, il 2025 e il 2026 segnano un netto rallentamento, con crescita anemica, inflazione ancora sopra il target, disavanzo pubblico persistente e un deterioramento rapido della bilancia commerciale. Le proiezioni al 2028 non lasciano spazio a ottimismo: il modello di crescita war-driven si sta esaurendo sotto il peso di sanzioni, tassi elevati e prezzi del petrolio bassi.
Dal crollo post-2022 alla frenata del 2025: i numeri parlano chiaro
Il PIL russo ha registrato una contrazione del -1,4% nel 2022 a causa delle prime sanzioni. La risposta è stata una massiccia iniezione di spesa pubblica (militare e sociale) che ha spinto la crescita al +4,1% nel 2023 e al +4,3% nel 2024. Ma già nel 2025 il motore si è inceppato: la crescita è crollata allo 0,9%, il valore più basso dal 2022. Le previsioni per il 2026 confermano il trend negativo con appena +1,1%, per poi risalire faticosamente a +1,7-1,8% nel 2027-2028. In termini cumulati (indice 2021=100), il PIL passerà da 107,1 nel 2024 a soli 109,2 nel 2026: un misero +2,1% in due anni dopo il balzo precedente.
L’inflazione resta il tallone d’Achille. Il CPI (dicembre/dicembre) è sceso dal picco del 11,9% del 2022 al 5,6% stimato per il 2025, ma la previsione per il 2026 è stata rivista al rialzo al 5,3% (era più bassa nel sondaggio di dicembre). L’inflazione media annua rimarrà al 5,6% nel 2026, ben lontana dal target del 4%. Solo nel 2027-2028 si avvicinerà al 4,0-4,1%. Per tenere sotto controllo i prezzi, la Banca Centrale ha dovuto mantenere il key rate medio al 19,2% nel 2025 (record dal 2022) e lo prevede ancora al 14,1% nel 2026, ben sopra il tasso neutrale stimato all’8,0%. Il tasso reale (corretto per inflazione) resterà elevato all’8,6% nel 2026, frenando investimenti e consumi privati.
Bilancia commerciale e conti pubblici: il doppio colpo
Il surplus commerciale (beni e servizi) è crollato da 293 miliardi di dollari nel 2022 a soli 67 miliardi nel 2025 e precipiterà ulteriormente a 52 miliardi nel 2026. Le esportazioni scenderanno da 641 miliardi (2022) a 446 miliardi nel 2026 (-30% circa), mentre le importazioni cresceranno a 396 miliardi. Le sanzioni continuano a mordere: il petrolio (prezzo medio per tassazione) è previsto a soli 50 dollari al barile nel 2026, il livello più basso dal 2021. Il rublo, dopo un temporaneo rafforzamento, è atteso in deprezzamento: da 83,4 RUB/USD medio nel 2025 a 85,0 nel 2026 e fino a 98,9 nel 2028.
Sul fronte fiscale, il disavanzo consolidato del bilancio pubblico resta strutturale: -2,9% del PIL nel 2025 e -2,5% nel 2026, per poi migliorare solo lentamente a -1,4% nel 2028. La Russia spende più di quanto incassa, e il calo delle entrate energetiche non sarà compensato da altri settori.
Salari e occupazione: l’unica nota (relativamente) positiva
L’unica area che non peggiora drasticamente è il mercato del lavoro: la disoccupazione resterà bassissima (2,2% nel 2025, 2,4% nel 2026, 2,7% nel 2028), grazie anche alla carenza di manodopera per mobilitazione e emigrazione. I salari reali cumulati cresceranno di oltre il 34% dal 2021 al 2028, ma la crescita nominale rallenterà nettamente (da +19% nel 2024 a +8,2% nel 2026). Il potere d’acquisto tiene, ma a costo di una politica monetaria ultra-restrittiva che sta strangolando l’economia reale.
Conclusioni: un’economia in fase di esaurimento
Il Macroeconomic Survey di febbraio 2026 dipinge un quadro inequivocabile: dopo il “miracolo” del 2023-2024, l’economia russa entra in una fase di stagnazione caratterizzata da crescita inferiore al 2%, inflazione ostinata, tassi elevati, disavanzo pubblico cronico e surplus commerciale in rapido deterioramento. Le sanzioni occidentali, unite a un prezzo del petrolio strutturalmente più basso, stanno erodendo le basi del modello di crescita russo. La Banca Centrale stessa prevede un tasso di crescita di lungo periodo mediano solo al 2,0%, ben lontano dai ritmi pre-2022.
Senza un cambio di scenario geopolitico o un boom delle materie prime, la Russia rischia di entrare in una “trappola di crescita bassa” con inflazione elevata e rublo debole. Il sondaggio mostra che anche gli analisti più ottimisti (tra cui quelli di Sber e VTB) vedono un orizzonte sempre più cupo: le bande di incertezza si allargano proprio sui parametri più critici (tasso di cambio, bilancio commerciale, petrolio). L’evoluzione dell’economia russa non è più di espansione, ma di resistenza sotto pressione. E i numeri del 2026-2028 lo confermano con brutale chiarezza.



