Nel panorama dell’informazione contemporanea, la propaganda non si presenta più con toni espliciti o slogan aggressivi, ma si mimetizza in messaggi apparentemente razionali, equilibrati e persino “critici”. È in questo spazio che si colloca lo stile comunicativo di RT, capace di costruire narrazioni persuasive senza ricorrere a falsità evidenti, ma attraverso selezione, omissione e riorganizzazione dei fatti.
Per comprendere come la guerra cognitiva riesca a insinuarsi nelle menti del pubblico occidentale attraverso contenuti apparentemente innocui, prenderemo come esempio un singolo tweet. Si tratta di un caso utile a fini illustrativi, ma tutt’altro che isolato: esempi simili si contano a centinaia, se non migliaia. La scelta è ampia proprio perché il volume rappresenta un elemento chiave della strategia comunicativa promossa da RT e da altri attori affini. Non si tratta infatti di episodi sporadici, ma di un flusso continuo e sistematico di contenuti progettati per sedimentarsi nel dibattito pubblico, normalizzare determinati frame e rendere sempre più difficile distinguere tra analisi legittima e manipolazione.
Il tweet analizzato è un esempio emblematico di questo approccio: una sequenza di affermazioni che, prese singolarmente, possono sembrare plausibili, ma che nel loro insieme creano un’immagine distorta della realtà. Comprendere le tecniche utilizzate è fondamentale per riconoscere come funziona oggi la disinformazione, soprattutto quando si rivolge a un pubblico occidentale.
Questa è la traduzione in italiano:
Il tweet è un manuale piuttosto pulito di framing propagandistico “soft”, in stile RT. Non urla, ma costruisce una realtà alternativa pezzo per pezzo.
L’obiettivo
Serve a spostare l’attenzione da una sconfitta politica significativa di Viktor Orbán e, più in generale, dal ridimensionamento dell’influenza russa nello spazio politico europeo. In questo quadro, la narrazione non si concentra sui fatti concreti, ma costruisce un contro-frame che relativizza l’evento, lo decontestualizza e lo riconduce a presunte incoerenze dell’Occidente. È una dinamica tipica della comunicazione di RT: quando un fatto non è favorevole, l’obiettivo non è smentirlo, ma deviarne la percezione, spostando il focus su un altro terreno emotivo e ideologico.
False equivalence (falsa equivalenza)
Mette sullo stesso piano:
- Hungary (paese in pace)
- Ukraine (sotto invasione militare)
Ignora completamente il contesto della guerra → crea un confronto apparentemente “logico” ma in realtà distorto.
Strawman (uomo di paglia)
“Dictator” tra virgolette:
- Caricatura della posizione critica verso Viktor Orbán
- Nessuno sostiene che sia un “dittatore classico”, ma si parla di deriva illiberale
Riduce una critica complessa a uno slogan facile da attaccare.
Omissione strategica (cherry picking)
Su Volodymyr Zelenskyy:
- Dice “no elections” → omette che la legge marziale le rende impraticabili
- Dice “opposition imprisoned” → omette il contesto di sicurezza nazionale e legami con l’aggressore
Su Orbán:
- “elections without violations” → ignora anni di controllo mediatico e istituzionale
Framing interrogativo (“Just asking questions”)
“Let me get this straight… Guess which…?”
Tecnica tipica:
- Non afferma direttamente → insinua
- Fa sembrare il lettore autonomo nella conclusione
- In realtà guida verso una risposta pre-costruita
Whataboutism implicito
Spostamento del focus:
- Da: aggressione russa all’Ucraina
- A: presunte incoerenze dell’UE
Classico schema sovietico/russo: non difendere → confondere.
Inversione morale
- L’Ucraina (vittima) → presentata come problematica
- Orbán (criticato in UE) → normalizzato/riabilitato
Risultato: ribalta chi dovrebbe essere sotto scrutinio.
Compressione narrativa
In poche righe:
- Semplifica realtà complesse
- Elimina sfumature
- Costruisce una storia “facile da condividere”
Perfetto per social: veloce, intuitivo, fuorviante.
Target: pubblico occidentale scettico
Non parla ai russi, ma a:
- utenti UE/USA già diffidenti verso istituzioni
- persone sensibili a temi come “ipocrisia” e “doppi standard”
In sintesi, non si tratta di propaganda “grezza” o facilmente riconoscibile, ma di una forma comunicativa sofisticata e adattiva. Il suo funzionamento si basa sull’uso di una logica solo apparentemente coerente, che guida il lettore attraverso passaggi che sembrano razionali ma che sono costruiti su premesse selettive. Evita accuratamente affermazioni facilmente verificabili e quindi smentibili, preferendo invece l’uso di omissioni, ambiguità e cornici interpretative parziali. In questo modo non altera direttamente i fatti, ma ne manipola il contesto, che è spesso l’elemento decisivo nella percezione pubblica. È proprio questa caratteristica a renderla efficace: non mira a convincere in modo esplicito, ma a seminare dubbio, erosione della fiducia e incertezza interpretativa.
L’efficacia di questo tipo di propaganda non risiede nella capacità di convincere apertamente, ma nel suo potere di insinuare dubbi, creare ambiguità e indebolire la fiducia nelle istituzioni democratiche. Il modello promosso da RT non mira a sostituire una verità con un’altra, ma a rendere ogni verità discutibile, ogni contesto relativo, ogni giudizio sospetto. In questo senso, il vero obiettivo non è tanto cambiare opinione, quanto disorientare: perché un pubblico disorientato è anche più vulnerabile alla manipolazione. Riconoscere questi schemi, smontarli e riportare il contesto al centro del discorso è oggi una forma essenziale di difesa cognitiva.



