Vi siete mai chiesti come sia possibile che un politico passi, nel giro di una notte, dall’essere un patriota radicale a un fedelissimo di Mosca?

Non è follia, e spesso non è nemmeno un cambio di ideologia: è un contratto. Esiste una strategia collaudata che il Cremlino utilizza da anni: il reclutamento di personaggi pronti a tutto, trasformati in veri e propri “attori di propaganda”. Questi individui non devono essere necessariamente credibili; a volte, più sono ridicoli, meglio è. Il loro compito non è convincere il mondo, ma recitare una parte nel grande copione della disinformazione russa.

Che si tratti di interpretare il “nazista ucraino” per spaventare il pubblico russo o il “politico pentito” che invoca l’aiuto di Putin, queste pedine sono disposte a rendersi grottesche davanti alle telecamere pur di servire gli interessi di Mosca. Ma c’è un dettaglio che molti di loro dimenticano: nel mondo delle ombre del Cremlino, una volta che il tuo personaggio ha finito di servire alla trama, diventi un peso di cui sbarazzarsi. Oggi analizziamo il caso di Ilya Kiva, l’esempio perfetto di come si possa vivere da ultranazionalista a contratto e morire da pedina superflua.

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