Dall’aprile 2014, la guerra nell’Ucraina orientale è stata alimentata da attori esterni mascherati da locali, con ruoli chiave e segnali linguistici rivelatori
Quando ad aprile 2014 le armi hanno cominciato a parlare a Sloviansk e nelle altre città del Donbas, dietro i primi focolai di violenza non c’erano soltanto cittadini locali insoddisfatti del nuovo governo di Kyiv. Come documenta l’analisi dello SCEEUS, gran parte dei combattenti erano russi, paramilitari organizzati da Mosca per destabilizzare la regione senza apparire ufficialmente coinvolti.
Tra queste figure, spicca Igor Girkin, ex ufficiale del FSB e oggi noto per le sue ammissioni dirette: in diverse interviste, Girkin ha dichiarato di aver “premuto il grilletto della guerra”, sottolineando il suo ruolo centrale nell’innescare la violenza armata. La sua presenza a Sloviansk e il coordinamento dei gruppi armati dimostrano come la militarizzazione della protesta non fosse spontanea, ma orchestrata da attori esterni con precise istruzioni.
L’identificazione di questi combattenti ha potuto contare anche su dettagli apparentemente minuti, ma significativi: molti parlavano con inflessioni e termini tipici del russo, non dell’ucraino. Parole come “porebrik”, utilizzate in contesti militari o di controllo del territorio, hanno rivelato l’origine dei gruppi, smascherando l’illusione di una ribellione autoctona. Questi segnali linguistici, combinati con le prove fotografiche e le registrazioni delle operazioni, hanno permesso agli analisti di ricostruire una rete paramilitare pianificata e guidata da Mosca.
Gli “Invisibili” di Mosca non erano quindi semplici volontari o cittadini locali insoddisfatti: erano strumenti di un progetto strategico più ampio volto a creare caos, frammentare il controllo statale e giustificare l’ingresso di forze esterne sotto la copertura di una presunta guerra civile. Comprendere il loro ruolo è fondamentale per smontare la narrativa di una rivolta spontanea e riconoscere la pianificazione alle spalle dell’escalation armata del 2014.



