La narrativa del Cremlino descrive l’Ucraina come un Paese profondamente diviso. I dati sociologici raccontano una realtà molto diversa.
Già nel 2015, in piena guerra ibrida, il 67,6% dei cittadini esprimeva un’identità nazionale solida: la stragrande maggioranza si identificava come “ucraina”, al di là delle differenze regionali o linguistiche. Questi dati provengono dal Razumkov Centre, uno dei principali istituti sociologici ucraini, frequentemente citato da media internazionali come Reuters, BBC e Financial Times. Il report “Identità Ucraina nel Contesto della Crisi” offre una fotografia dettagliata di un Paese in trasformazione, analizzando fattori come religione, lingua e geopolitica per mostrare come il senso di appartenenza allo Stato fosse già allora il principale elemento di coesione nazionale.
È però necessario leggere questi dati nel loro contesto temporale: nel 2015 la portata delle “active measures” e dell’intervento russo era chiara a pochi, ma il trend sociale risultava già definito e difficilmente reversibile.
Se il quadro era così netto allora, oggi — dopo quattro anni di invasione su larga scala — emerge ancora più chiaramente come la pressione russa non abbia diviso l’Ucraina, ma ne abbia rafforzato la coesione interna.
Il Grande Bluff: come i dati del 2015 smontano 10 anni di bugie russe sull’Ucraina
I dati del Razumkov Centre indicano un errore di valutazione strutturale da parte dell’intelligence russa. Mentre il Cremlino pianificava le proprie mosse sulla base dell’idea di una popolazione “russa oppressa” pronta a ribellarsi, la realtà sociologica descriveva l’emergere di una nazione civica ucraina.
1. L’irrilevanza dell’identità russa Osservando il grafico sull’associazione primaria (Grafico 1), emerge un dato difficilmente conciliabile con la narrativa del Cremlino: l’identificazione con la Russia a livello nazionale era pari allo 0,6%. Anche nelle aree più contese come l’Est e il Donbas, questa quota non superava l’1,4%. La maggior parte degli intervistati si collocava tra l’appartenenza allo Stato ucraino e un forte legame con la propria città o regione. In questo quadro, l’identità russa non rappresentava un’alternativa politica o sociale significativa.
2. Il consolidamento nazionale (2006-2015) Il dato più rilevante riguarda l’evoluzione nel tempo. Tra il 2006 e il 2015, l’identificazione primaria con “l’Ucraina” è cresciuta del 9%, raggiungendo il 40,1%. Questo significa che, proprio nel decennio di maggiore pressione esterna, la società ucraina ha reagito rafforzando il proprio senso di appartenenza nazionale. L’identità locale rimane forte, ma si integra con quella nazionale invece di contrapporsi ad essa.
3. Il ridimensionamento dell’identità etnica russa Il terzo grafico (Grafico 3) rappresenta un elemento decisivo rispetto alla narrativa della “Novorossiya”. In meno di dieci anni, la quota di persone che si definisce etnicamente russa è scesa dal 18,3% all’8,9%. Nel Donbas, spesso descritto come una regione “etnicamente russa”, già nel 2015 il 61,3% della popolazione si identificava come etnicamente ucraina.
Questi numeri dimostrano che l’intelligence russa ha scambiato il bilinguismo per lealtà politica. Un errore fatale: parlare russo non significava, e non significa tuttora, desiderare la fine dell’Ucraina.
Questi dati suggeriscono che l’intelligence russa ha sovrapposto bilinguismo e lealtà politica. Si tratta di una lettura errata: la lingua non costituisce, né costituiva, un indicatore affidabile di orientamento geopolitico.
L’idea di un’annessione “naturale” dell’Ucraina si rivela quindi priva di riscontri nella realtà sociologica. Con un’identificazione con la Russia ridotta a percentuali marginali, non esisteva una base interna in grado di sostenere un cambiamento di sovranità. Ciò che Mosca ha presentato come “liberazione” si è tradotto, nei fatti, in un’occupazione imposta attraverso la forza. Senza coercizione militare, il progetto imperiale russo non avrebbe trovato spazio in una società che aveva già sviluppato, numeri alla mano, un’identità civica consolidata e incompatibile con il dominio esterno.
L’Errore Fatale di Valutazione: Come Mosca ha Frainteso la Complessità Ucraina
L’analisi dei dati su lingua e disponibilità alla difesa militare (Grafici 3, 4 e 5) aiuta a chiarire l’errore strategico del Cremlino. È plausibile che l’intelligence russa abbia isolato alcuni indicatori, interpretandoli in modo statico e senza considerare le dinamiche in evoluzione.
Nel Donbas e nel Sud, rispettivamente il 40,4% e il 20% degli intervistati dichiarava il russo come lingua madre (Grafico 4). Inoltre, il 44,5% e il 31,7% dichiarava di non essere pronto a difendere il Paese (Grafico 3).
In una prospettiva di analisi militare ereditata da schemi sovietici, questa combinazione — presenza linguistica russa e bassa propensione al conflitto — può essere stata interpretata come un segnale favorevole a un’operazione rapida, leggendo la passività come una possibile apertura alla “liberazione”.
Mosca ha però commesso due errori fondamentali. In primo luogo, ha confuso una dimensione culturale e linguistica con un orientamento politico. Parlare russo non implica, né implicava, un sostegno al Cremlino.
In secondo luogo, ha ignorato la traiettoria nel tempo: tra il 2006 e il 2015, la quota di russofoni come lingua madre è diminuita sensibilmente a livello nazionale (dal 30,7% al 15,1%), mentre l’ucraino è cresciuto dal 52% al 59,9%.
Quella che appariva come una zona favorevole era in realtà un’area in trasformazione, dove un forte senso di patriottismo (74,1% già nel 2015) conviveva con una naturale riluttanza al conflitto armato. L’invasione del 2022 ha accelerato questo processo, trasformando quella “mancata disponibilità” in una resistenza diffusa, sia civile che militare, rafforzata proprio dal rifiuto del modello imperiale russo.
Il Referendum mai avvenuto: il plebiscito silenzioso per l’indipendenza
Se esiste un indicatore particolarmente rilevante, è quello relativo alla volontà di indipendenza (Grafici 6 e 7). Tra il 2001 e il 2015, il sostegno alla sovranità ucraina è passato dal 51,3% al 68,3%, mentre l’opposizione è scesa fino all’8,6%.
Mosca ha interpretato le divisioni politiche interne come segnali di possibile disgregazione statale. In realtà, l’effetto delle tensioni, in particolare dopo il 2014, è stato quello di rafforzare l’idea di indipendenza come valore non negoziabile.
Il dato regionale conferma questa dinamica. Anche nel Donbas, il sostegno all’indipendenza nel 2015 era al 46,5%, contro un 19,9% contrario. Nell’Est e nel Sud, le percentuali a favore superavano il 56%.
Nel complesso, questi numeri indicano l’assenza di una base sociale per ipotesi di secessione o annessione. In questo contesto, il controllo di quei territori è stato possibile solo attraverso l’uso della forza, accompagnato da pratiche documentate come deportazioni e repressione della popolazione locale.
La Scelta Irreversibile: il divorzio da Mosca e l’abbraccio europeo
I dati mostrano non solo una coesione interna, ma anche una chiara direzione geopolitica. Già nel 2015 emergeva una preferenza crescente verso l’integrazione occidentale, che nel tempo si è consolidata ulteriormente.
Il confronto con i dati più recenti evidenzia come l’invasione abbia reso questa scelta ancora più marcata e, di fatto, irreversibile.
La narrazione propagandistica russa ha cercato di rappresentare la società ucraina come profondamente frammentata, sostenendo che lingua e identità coincidessero automaticamente con orientamenti politici. In questa visione, il bilinguismo sarebbe stato interpretato come segnale di lealtà verso la Russia, alimentando l’idea di una popolazione “oppressa” o favorevole alla separazione. Tuttavia, i dati mostrano il contrario: una società che, pur nella sua complessità, stava consolidando un’identità civica comune, nella quale la diversità linguistica non implicava affatto una divisione politica.
In altre parole, il fallimento della strategia russa non è stato imprevedibile: era già leggibile nei dati. Il punto è che, a Mosca, quei dati non sono stati interpretati correttamente — o non sono stati presi in considerazione.



