La Russia vede allontanarsi l’obiettivo di diventare autosufficiente nella produzione di microchip strategici: l’avvio della fabbrica Karat nella città di Ekaterinburg, negli Urali, è stato posticipato di un anno, passando dalla fine del 2026 alla fine del 2027, come ha annunciato il CEO della Sverdlovsk Region Development Corporation, Andrei Misyura.

Il progetto, concepito come risposta alla crescente dipendenza tecnologica del Paese, avrebbe dovuto garantire la produzione di tutti i microchip analogici necessari a soddisfare la domanda interna. Questi componenti sono fondamentali per missili, satelliti, sistemi laser, reti 5G e veicoli autonomi: settori nei quali la Russia punta a consolidare la propria capacità industriale e militare.

Foto: documentazione ufficiale del progetto

Secondo Misyura, il ritardo è imputabile all’impreparazione del Detal design bureau, partner chiave del progetto. Attualmente, la costruzione non è ancora iniziata: l’area scelta, all’interno del parco tecnologico Kosmos, è solo un terreno con le linee di servizi predisposte, mentre l’investimento previsto ammonta a 12,6 miliardi di rubli (circa 165 milioni di dollari). “La fabbrica produrrà chip di livello mondiale”, ha assicurato Misyura, sottolineando che, sebbene la Russia resti competitiva nella produzione di chip analogici, i suoi chip digitali risultano fino a 100 volte più grandi rispetto agli standard internazionali.

La Russia resta indietro nella corsa ai chip

Un ritardo strategico preoccupante, considerando che la moderna industria bellica dipende ormai da microchip avanzati e miniaturizzati, spesso reperibili solo all’estero. Il progetto prevede una struttura di circa 17.000 metri quadrati con un ciclo produttivo completo, dalla crescita dei cristalli al confezionamento dei chip, e sarà aperto anche alla produzione su commissione di aziende terze.

L’impianto impiegherà circa 80 persone e dovrebbe ammortizzare l’investimento entro tre anni dall’avvio. Ma la realtà è chiara: con il rinvio di un anno e la dipendenza da partner interni ancora non pronti, la Russia rischia di restare bloccata in una posizione di svantaggio tecnologico, obbligata a rivolgersi a fornitori stranieri per componenti cruciali per la difesa e l’innovazione digitale. In un settore dove la velocità e la miniaturizzazione sono determinanti, ogni anno perso è un passo indietro nella corsa globale dei chip.

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